Per i bambini il gioco non è esclusivamente svago e divertimento, anzi! È soprattutto apprendimento: è proprio mentre il bambino gioca che accresce le sue abilità e competenze psicomotorie.
Ecco perché nel 1989 le Nazioni Unite hanno riconosciuto il gioco come un diritto inviolabile e insindacabile di ogni bambino.
Giocare è una cosa seria
Anche se il titolo di questo paragrafo può apparire come uno slogan fine a se stesso, in realtà non lo è. Definire l’atto di giocare come qualcosa di serio – e quindi diverso dal divertimento e dallo svago – è davvero fondamentale in ottica di sviluppo dei nostri piccoli cuccioli d’uomo!
Il primo ad affermare che giocare è una cosa seria fu Johan Huizinga nel suo libro Homo Ludens del 1939. L’homo ludens è una tappa evolutiva come l’homo sapiens. Huizinga fu il primo a capire l’importanza del gioco in relazione allo sviluppo umano e non come un semplice momento ricreativo. Infatti, non tutto quello che è divertente è un gioco (guardare la tv può essere divertente ma non soddisfa il bisogno di giocare!). Quindi dobbiamo considerare seriamente il momento in cui il bambino gioca perché è giocando che crescerà e si svilupperà.
Le tappe del gioco
Il gioco inizia con la nascita del bambino e si sviluppa lungo tutto l’arco della vita. Possiamo affermare che ogni tappa del gioco coincide con una tappa di sviluppo motoria.
Scopriamo insieme le principali tappe evolutive del gioco!
Gioco sensoriale
Inizialmente il gioco del neonato è di tipo sensoriale perché il bambino esplora il mondo attraverso gli organi di senso. Per favorire questo tipo di gioco possiamo posizionare il bimbo sul tappeto gioco sia per momenti di ginnastica a pancia in su che per momenti di tummy time. Osserveremo come il neonato (soprattutto quando è a pancia in su) giocherà con le sue manine. Possiamo, in questa fase, anche proporre libri morbidi ad alto contrato, sonagli morbidi, giostrine montessori. Il volto dei genitori in queste fasi rimane davvero la migliore stimolazione!
Gioco vocale
Intorno ai 5 mesi compare il gioco vocale: il neonato, oltre a giocare con il suo corpo, ricerca l’interazione con le sue figure di riferimento. In questa fase è importante parlare con il bambino, rispondere alle sue comunicazioni!
In questa fase si possono posizionare i giocattoli a raggiera intorno al bimbo per incentivare il pivoting, lo spostamento ad orologio.
Gioco sensomotorio
Dai sei mesi in poi esplorerà e manipolerà gli oggetti del suo ambiente anche compiendo degli spostamenti all’interno dell’ambiente. Compare quindi il gioco sensomotorio e potrebbe comparire anche lo striscio: è quindi importante lasciare, come nelle fasi precedenti, sempre il bimbo libero di muoversi.
Gioco funzionale
Dai 12 mesi compare il gioco funzionale: il bambino inizia ad utilizzare gli oggetti per la funzione che hanno. Pe favorire questa fase possiamo acquistare giocattoli da impilare, torri, puzzle.
Gioco imitativo o proto-simbolico
La successiva tappa è il gioco imitativo o proto-simbolico che compare intorno ai 18 mesi. Il bimbo utilizza oggetti della vita quotidiana per imitare ciò che vive nella sua quotidianità, per esempio dà da bere alla bambola con la tazzina.
Gioco simbolico
Superata questa fase imitativa, il bambino è pronto per il gioco simbolico vero e proprio, (quello del far finta di) dove l’azione nasce dalle idee e non più dalle cose; gli oggetti vengono trasformati in ciò che serve loro per poter realizzare il gioco pensato (per esempio un bastone diventa un cavallo, una sedia diventa una macchina).
Il bambino dimostra di avere una capacità di pensiero nuova che gli consente di vedere oltre le cose, sviluppando la fantasia e l’immaginazione.
Il gioco simbolico è una modalità di gioco in cui il bambino rappresenta attraverso il materiale che ha a disposizione qualcosa che non è presente realmente.
Gioco di fantasia
Dai 3 anni compare il gioco di fantasia: il gioco non è più guidato dall’esperienza diretta con gli oggetti che prima venivano usati per la loro funzione, poi trasformati in altro attraverso la fantasia.
Che cosa succede al cervello di un bimbo che gioca?
È chiaro, fin qui, che il gioco è uno strumento per apprendere, per crescere e per svilupparsi. Ecco quindi che torniamo all’affermazione iniziale del gioco come sinonimo di apprendimento.
Giocare ha un grande impatto sul cervello dei bimbi; infatti quando il bambino gioca si attivano:
- la serotonina che diminuisce lo stress, aiutando il rilassamento;
- l’acetilcolina che favorisce la concentrazione e la memoria;
- la dopamina che consente ai muscoli di attivarsi.
Ne ho scritto già nell’articolo “Giocattoli in legno o giocattoli di plastica?” e lo ribadisco qui. È importante offrire al bambino gli stimoli giusti: preferire giocattoli di legno a quelli in plastica e preferire giocattoli in legno a quelli elettronici, perché va da sé che più cose farà il giocattolo e meno ne farà il bambino.
Ma soprattutto, per poter favorire tutte le tappe dello sviluppo del gioco, è importante la presenza dei genitori e non dei device elettronici come TV, PC, Tablet e smartphone. Di questi dispositivi il bambino fruisce passivamente perché non può interagire con essi né può fare esperienze di nessun tipo.
Permettete ai vostri figli di giocare e giocate con loro perché, cari genitori, giocando, s’impara!



